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DISFAGIA
L'approccio nutrizionale rappresenta una parte importante
della terapia per la disfagia. Il paziente, una volta fatta
diagnosi, deve essere alimentato in modo sicuro e deve
preservare il suo stato nutrizionale per quanto questo
sia possibile.
Possono essere necessarie, per assicurare una dieta adeguata,
correzioni dietetiche utili a rendere più densi
i liquidi e apportare cambiamenti nella consistenza del
cibo. I fattori che contribuiscono all'inadeguato apporto
alimentare includono: difficoltà nella deglutizione,
una diminuzione del senso dell'olfatto e del gusto, una
riduzione dell'appetito e della produzione di saliva, fattori
psicologici (come la paura di soffocare) e gli effetti
della terapia, così come quelli della chirurgia
e dei medicamenti.
Gli obiettivi terapeutici della disfagia si devono prefiggere
di permettere un'alimentazione priva di rischi, mantenere
e/o migliorare lo stato nutrizionale e facilitare l'autosufficienza
del paziente al fine di coprire i propri fabbisogni.
Il problema principale è spesso causato da alimenti
di consistenza liquida che possono però essere resi
più densi attraverso l'ausilio di prodotti del commercio
finalizzati a tale scopo.
Possono essere controindicati i "cibi con doppia consistenza",
come le minestre con la pasta o i crostini, la carne tritata
con il brodo, il latte con i cereali ecc. La scelta migliore
infatti è rappresentata dai cibi che formano un
bolo compatto all'interno della bocca.
Cibi ben tollerati sono quindi: budini, gelato, pane o
biscotti completamente inzuppati, semolino, polenta liquida
ecc. In genere, gli alimenti ingeriti devono avere temperature
o calde o fredde (ghiaccio), in modo da permetterne il
controllo in bocca.
In presenza di questa malattia è sempre opportuna
una consulenza dietologica attuata da un medico specialista
esperto che collabori con una foniatra e con una logopedista
esperta.
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