Consigli dietologici



DISLIPIDEMIE

L'iperlipidemia indica un aumento dei livelli dei lipidi plasmatici. L'iperlipoproteinemia è un anomalo incremento delle lipoproteine circolanti.
Le lipoproteine trasportano colesterolo, fosfolipidi e trigliceridi nel circolo ematico ed alcune sono implicate nella formazione delle placche aterosclerotiche.
Elevati livelli di colesterolo sierico al di sopra di 200 mg/dl sono associati ad un elevato rischio di malattia coronarica.
Un aumento dei livelli di LDL-colesterolo è associato ad un aumento del rischio di aterosclerosi. Il livello ottimale dell'LDL-colesterolo è di 130 mg/dl o meno.
I livelli di HDL-colesterolo hanno una correlazione inversa con la malattia coronarica: si definiscono ridotti quando la concentrazione è inferiore a 35 mg/dl per i maschi e 45 mg/dl per le femmine.
I trigliceridi sono molecole lipidiche derivate dai grassi endogeni o dietetici o come metaboliti di tutte le forme di eccessi calorici. Sono veicolati dalle VLDL endogenee dai chilomicroni della dieta.
Le principali cause di ipertrigliceridemia sono l’obesità, l’alcool, il diabete non controllato, l’ipotiroidismo, le malattie renali croniche, alcune epatopatie, alcuni farmaci (diuretici tiazidici, ? bloccanti, corticosteroidi, estrogeni, retinoidi).

Terapia nutrizionale
La terapia dietetica associata ad attività fisica di tipo aerobico costituisce il primo provvedimento da attuare per ottenere la normalizzazione di una dislipidemia primitiva e deve comunque sempre precedere ed integrare un’eventuale terapia farmacologica.
Lo scopo della dieta è quello di correggere i livelli dei lipidi plasmatici al fine di ridurre il rischio di vasculopatie aterosclerotiche; inoltre, in alcuni casi (es. nelle chilomicronemie) la dieta permette di prevenire le crisi dolorose addominali e l’insorgenza delle pancreatiti.
Il colesterolo ematico può essere ridotto con:
- la riduzione della quantità totale di grassi assunti (inferiore al 30%)
- la riduzione della quantità totale di acidi grassi saturi (inferiore al 10%)
- la riduzione degli alimenti ad alto contenuto di colesterolo (inferiore a 300 mg/dl)
- l’utilizzo prevalente di acidi grassi insaturi
- la riduzione del peso corporeo ed il mantenimento di un peso ragionevole.
Nel paziente dislipidemico ed obeso, tuttavia, il primo obiettivo è quello di tornare ad un peso “ragionevole” (con una perdita di almeno l’8-10% del peso) utilizzando una dieta “equilibrata”, senza cercare scorciatoie farmacologiche o trattamenti dietologici miracolosi. Anche in questo caso, il fulcro della terapia è una corretta dieta ipocalorica ed equilibrata, associata a costante attività fisica. Questo “regime” deve sempre precedere ed integrare una eventuale terapia farmacologica.
Scopo della dieta nel paziente dislipidemico è quello di correggere i livelli dei lipidi plasmatici al fine di ridurre il rischio di vasculopatie arteriosclerotiche.

I principali parametri che la caratterizzano sono rappresentati da:

1. attenzione all’apporto calorico totale (mantenimento o ripristino del peso ideale/accettabile)
2. corretta suddivisione della quota calorica tra lipidi, carboidrati e proteine
3. riduzione/abolizione dell’alcool
4. incremento dell’introito di fibra
5. diminuzione dell’assunzione di grassi saturi (animali) a favore di quelli mono e poliinsaturi (tipici degli olii vegetali)
6. corretto apporto di sali minerali e vitamine.
Non si dimentichi, infine, che una dieta ricca in glucidi può favorire l’incremento dei trigliceridi plasmatici.

I consigli pratici sono i seguenti:

  • ridurre l’uso di burro, lardo, margarine solide, latte intero, panna, gelati, formaggi stagionati e cremosi
  • ridurre il consumo di grasso visibile di carne, pesce ed insaccati
  • ridurre l’uso di frattaglie (cervella, fegato, animelle, rene)
  • ridurre l’uso di uova (2-3 alla settimana)
  • aumentare l’utilizzo di pesce
  • favorire il consumo di olio extravergine di oliva
  • aumentare l’introito di tutti i vegetali sia freschi che cotti
  • incrementare l’uso di legumi (lenticchie, fagioli, ceci, fave, piselli)
  • ridurre/abolire il consumo di zuccheri semplici e alcool.

In presenza di questa malattia è sempre opportuna una consulenza dietologica attuata da un medico specialista esperto che operi in collaborazione con un cardiologo.