Consigli dietologici



INSUFFICIENZA CARDIACA

La prevalenza di questa patologia è in aumento sia per l’età della popolazione sia per il trattamento delle altre malattie cardiache quali l’infarto, l’ipertensione e le patologie valvolari.
È un’insieme di segni e sintomi dovuti all’incapacità del cuore di pompare un flusso di sangue adeguato alle necessità dell’organismo. Questo produce due conseguenze: l’ipoperfusione periferica che, con il diminuito flusso circolatorio renale, determina ritenzione di sodio e acqua, e la congestione venosa con edema agli arti inferiori e dispnea.

Terapia nutrizionale
La dieta deve essere limitata nell’apporto di sodio e di liquidi per limitare la ritenzione idrica. Sono consigliati pasti piccoli e frequenti per evitare la distensione addominale e per ridurre la richiesta di una maggiore gettata cardiaca; inoltre, se il peso è superiore alla norma è essenziale una restrizione calorica.
Possono essere necessari supplementi di potassio soprattutto in pazienti trattati con diuretici che ne inducono una deplezione.
In caso di iponatriemia (diminuzione del sodio) può essere necessario una restrizione idrica. Bisogna inoltre limitare le bevande contenenti caffeina per ridurre il rischio di aumentare la frequenza cardiaca.
In presenza di questa malattia è sempre opportuna una consulenza dietologica attuata da un medico specialista esperto che operi in collaborazione con un cardiologo.

CARDIOPATIA ISCHEMICA (INFARTO CARDIACO)

La coronaropatia ischemica rappresenta una delle principali cause di morte. Fra le numerose manifestazioni cliniche la morte improvvisa e l’infarto del miocardio sono le espressioni cliniche più significative, ma anche la coronaropatia ischemica ad andamento cronico determina invalidità in soggetti in età ancora attiva.
È causata da una inadeguatezza acuta dell’apporto di ossigeno ad una parte del muscolo cardiaco rispetto al suo fabbisogno.
L'aterosclerosi coronarica è la causa più frequente di cardiopatia ischemica. I fattori di rischio più importanti (e modificabili) sono l’ipercolesterolemia, il diabete, l’ipertensione, l’obesità, il fumo, la sedentarietà e lo stress in generale. A questi si aggiungono il sesso (più frequente nel maschio rispetto alla femmina), l’età e la familiarità.
È importante notare che la maggior parte dei fattori di rischio coronarico sono modificabili, possono cioè essere prevenuti e reversibili con adatte abitudini di vita.
Gli acidi grassi saturi e gli acidi grassi trans hanno la capacità di elevare la colesterolemia legata a tutte le frazioni lipoproteiche, mentre gli acidi grassi insaturi (sia i monoinsaturi sia i poliinsaturi) non hanno alcun effetto.
Gli acidi grassi della serie ?-3 sembrano avere un effetto protettivo sulla patologia coronaria indipendente dal colesterolo.
Gli antiossidanti presenti nella dieta potrebbero avere importanza poiché prevengono l’ossidazione delle lipoproteine LDL ricche di colesterolo ma a questo riguardo non ci sono studi che dimostrino che la vitamina E, i carotenoidi e la vitamina C siano protettivi nei confronti del rischio coronario. Sembrano invece reali gli effettti protettivi dei flavonoli e polifenoli, presenti nei vegetali, con forti proprietà antiossidanti
Dato che il maggior determinante della cardiopatia ischemica e dell’ictus è l’ipertensione arteriosa recenti ricerche hanno evidenziato che una dieta ipolipidica ricca in potassio, in calcio e in magnesio abbassa la pressione arteriosa. Quindi una dieta con bassi quantitativi di acidi grassi saturi, di acidi grassi trans e ricca di vegetali con un consumo regolare di pesce è associata ad un basso rischio di mortalità cardiovascolare.

Terapia nutrizionale
Nei soggetti con angina o infarto bisogna evitare i fattori che aumentano le richieste metaboliche del cuore e predispongono allo spasmo coronarico (stress, digestioni laboriose, stipsi, coliche addominali) e per tale motivo i pasti dovrebbero essere piccoli e frequenti e soddisfare le esigenze nutrizionali del soggetto.
È consigliato ridurre l’apporto calorico nei pazienti sovrappeso o obesi. La dieta deve essere ricca di verdure con un basso apporto lipidico globale con prevalenza dei grassi polinsaturi (olio di semi di mais e di girasole) rispetto ai grassi saturi (grassi animali).
In presenza di questa malattia è sempre opportuna una consulenza dietologica attuata da un medico specialista esperto che operi in collaborazione con un cardiologo.