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IPERTENSIONE
Approssimativamente il 25% della popolazione è ipertesa.
L’ipertensione rappresenta un fattore di rischio per
la malattia coronarica, infarto, ictus e morte improvvisa.
Per ipertensione si intende un rialzo della pressione arteriosa:
i limiti di normalità sono di 130 mmHg per la sistolica
e di 85 mmHg per la diastolica, ma possono variare in ragione
dell’età (in genere tende ad aumentare con il
passare degli anni).
Per valori pressori superiori alla norma si parla di ipertensione
arteriosa.
La causa dell’ipertensione può essere sconosciuta
(ipertensione essenziale) sebbene nel 5% dei casi è secondaria
ad altre patologie (es: malattie cardiovascolari, renali,
insufficienza renale, coartazione aortica, sindrome di Cushing,
iperaldosteronismo primario, feocromocitoma, etc).
A seconda della gravità della malattia ipertensiva
i trattamenti terapeutici sono diversi: i soggetti con ipertensione
di grado moderato e grave necessitano di terapia farmacologica
e costituiscono il 20% della totalità degli ipertesi;
il restante 80% è costituita da ipertesi lievi che
non richiedono farmaci.
Relazione tra ipertensione e nutrizione
Numerosi studi hanno dimostrato l’effetto positivo
delle modificazioni dietetiche (restrizione del sodio, adeguato
apporto di K, Mg, Ca, riduzione del consumo di grassi saturi,
colesterolo e alcol) mentre altri studi osservazionali hanno
dimostrato il ruolo causale, non sostanziale, del sodio nell’ipertensione.
Il sodio (Na) è il principale catione extracellulare
che contribuisce alla regolazione del volume extracellulare
e, quindi, della portata cardiaca. Circa il 50% degli individui
con ipertensione sono sodio-sensibili definendo questo arbitrariamente
come una significativa riduzione della pressione arteriosa
di 10 mmHg o del 10% dopo restrizione di sale. È comunque
stato dimostrato che una riduzione moderata del consumo di
sale da 150 mmol/die a 80 mmol/die è vantaggiosa e
rafforza l’azione dei farmaci anti-ipertensivi. Non
sono conosciuti i meccanismi attraverso cui il potassio diminuisce
la pressione arteriosa ma un ruolo importante ha la perdita
di sodio attraverso le urine che esso determina.
Molti studi clinici riportano una correlazione tra il peso
corporeo e la pressione arteriosa. Il relativo contributo
del calo di peso e dell’attività fisica non è completamente
chiarito, ma sembra dipendere dalla soppressione dell’attività del
sistema nervoso simpatico, dalla riduzione dell’iperinsulinemia
(con miglioramento della tolleranza ai carboidrati), dalla
diminuzione dei depositi di sodio dell’organismo e
dalla riduzione della trigliceridemia.
Trattamento nutrizionale
Nei casi di ipertensione lieve è consigliato un calo
ponderale nei soggetti in sovrappeso o obesi soprattutto
se sono presenti fattori di rischio o famigliarità.
Per ridurre l’assunzione di sodio (Na) è per
esempio sufficiente non consumare insaccati o alimenti in
scatola e/o confezionati. Diete prive di sodio, com’era
in uso negli anni ’80, sono state quasi completamente
abbandonate dato che, obbligando il paziente ad un regime
alimentare poco gradevole, determinavano di fatto una scarsa
compliance del paziente verso queste diete.
La terapia medica è invece indispensabile nell’ipertensione
moderata e grave sempre però associata ad un regime
alimentare adeguato.
Vi sono tre terapie correlate alla dieta e raccomandate nel
trattamento dell'ipertensione la cui efficacia è confermata
da dati scientifici: il calo ponderale, la restrizione di
sodio e di alcool.
Indipendentemente da altre variabili (ad esempio la restrizione
sodica), si è visto che il calo ponderale nei soggetti
ipertesi diminuisce la pressione arteriosa e ne permette
un miglior controllo.
I trattamenti terapeutici prescritti sono vari poiché mutano
i gradi di severità della malattia; a causa dei rischi
e dei costi dei farmaci sarà opportuno prendere in
considerazione l’uso di trattamenti non farmacologici.
Modificazioni dello stile di vita per il controllo dell’ipertensione
e/o dei rischi cardiovascolari:
- perdere peso se in presenza di sovrappeso
- limitare l’introduzione di alcool a non più di
30 g. di etanolo/die (650 ml di birra, 220 ml di vino, 50
ml di whisky)
- svolgere un’attività (aerobica) regolare
- ridurre l’introduzione di sodio a meno di 100 mEq/die
(- 2.3 g. di sodio o - 6 g. di cloruro di sodio/sale da
cucina)
- mantenere nella dieta un adeguato apporto di potassio,
calcio e magnesio
- smettere di fumare e ridurre l’assunzione di grassi
saturi e colesterolo per la prevenzione delle malattie cardiovascolari
- ridurre l’apporto lipidico per limitare l’apporto
calorico
La risposta pressoria ad un’eventuale riduzione di sodio
varia da paziente a paziente;
numerosi studi clinici hanno
concluso che una restrizione moderata riduce la pressione arteriosa
nei soggetti sodiosensibili (d’altra parte, restrizioni
moderate non la riducono in individui sodioresistenti).
Nei pazienti con livelli pressori ai limiti superiori della
norma si raccomanda un'alimentazione "senza sale aggiunto".
Questa è una dieta nella quale non viene calcolata la
quantità di sodio ma il cui obiettivo principale è di
limitare le fonti che ne contengono in maggior concentrazione
e di evitare l'aggiunta di sale. Da tenere presente che anche
l'acqua potabile, sia naturale che minerale, può essere
una fonte importante di tale oligoelemento.
Anche l'introito di alcool dovrebbe essere controllato nei
pazienti con problemi di ipertensione; si è suggerito
che, durante il trattamento iniziale, il soggetto si astenga
completamente dall'alcool in modo da determinarne l’eventuale
effetto sui livelli pressori.
In presenza di questa malattia è sempre opportuna una
consulenza dietologica attuata da un medico specialista esperto
che in collaborazione di un cardiologo o un nefrologo esperto.
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