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REFLUSSO
GASTRICO
Si calcola che circa il 40% della popolazione
occidentale abbia una sintomatologia da reflusso (nel 10%
il reflusso è quotidiano,
ed è presente nel 90% delle gravide al 3° trimestre).
L’ipotesi più accreditata di questo disturbo è il
passaggio di acido dallo stomaco all’esofago per incontinenza
della muscolatura cardiale. Da un punto di vista sintomatologico è estremamente
variabile, assumendo il carattere del bruciore, del senso
di acidità o del calore, che si irradia in sede epigastrica
fino al torace, anteriormente o posteriormente, fino a comprendere
gli arti superiori.
Questi sintomi sono descritti dai pazienti nel modo più vario:
indigestione, rigurgiti acidi, stomaco acido, acidità di
stomaco, dolore toracico.
La causa del disturbo, nonostante la sua frequenza, è poco
conosciuta. Tra le ipotesi vi è la stimolazione acida
sui chemio-recettori esofagei, la lesione della mucosa gastro-esofagea,
la modificazione idrogenionica con conseguente alterazione
del pH, l’eccessiva stimolazione dei polimorfonucleati
secondaria ad uno stato aspecifico di flogosi, meccanismi
secondari ad una anomala clearance acida, la modificazione
del contenuto dei bicarbonati salivari, le modificazioni
del volume acido e le interazione acido-pepsina.
Relazione tra reflusso e cibi
Non sempre è possibile osservare una relazione tra
cibo e disturbi da reflusso e, non di rado, il sintomo è soggettivo,
legato ad abitudini personali o a diete specifiche di qualche
nucleo familiare. Tuttavia, alcuni cibi (es: quelli ad elevata
concentrazione di grasso, il cioccolato, l’alcol, le
cipolle ed i carminativi, come peppermint e speramint) tendono
a peggiorare la sintomatologia del reflusso semplicemente
riducendo la fisiologica contrazione cardiale, agendo con
molta probabilità sulla funzione di alcuni specifici
ormoni (es. gastrina, secretina, colecistochinina, glucagone).
Altri cibi, come il caffè, vengono imputati di effettuare
una azione contraria della precedente sullo sfintere esofageo
per il suo elevato contenuto di metilxantine e teofillina.
Studi comparativi tra il caffè normale e quello decaffeinato
non hanno però confermato queste ipotesi dimostrando
come ogni cibo possa agire per l’effetto di più sostanze
o per un diverso contenuto di sostanze (es. in ragione del
terreno di coltivazione, del tipo di trattamento, dell’individualità specifica
del paziente, etc).
Altri cibi che possono peggiorare il reflusso sono quelli
acidi (es. limoni o arance, succhi di frutta, etc) per una
azione irritativa diretta sulla mucosa. Il vino bianco è generalmente
meglio tollerato del rosso, ma la causa non è conosciuta.
Anche il calore dei cibi può peggiorare la sintomatologia
da reflusso: il dolore toracico (simil-anginoso) o degli
arti superiori è generalmente dovuto a cibi troppo
caldi o troppo freddi. La causa di questi sintomi non è del
tutto chiarita.
Fumo e numerosi farmaci peggiorano la sintomatologia da reflusso.
Terapia nutrizionale
In genere, in assenza di altre malattie concomitanti, nei
pazienti con questo tipo di disturbo è sufficiente
consigliare le routinarie regole igienico-nutrizionali
(es. pasti leggeri e frequenti, buona masticazione, etc).
Non esiste, infatti, nessuna terapia dietologica specifica,
fatta eccezione per l’eliminazione del cibo che evidentemente
disturba il paziente.
Prima di attuare una dietoterapia è però indispensabile
che il Medico attui una corretta diagnosi: non raramente,
all’ombra di questi disturbi banali si nascondono malattie
più gravi. Quando è possibile, ricorrere alla
terapia medica.
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